Non so da quanto tempo avevo smesso di sentirmi una persona.
I giorni si somigliavano tutti: cibo, controllo, senso di colpa, vuoto. Avevo perso la voglia di parlare, di uscire, di farmi vedere. Non avevo più sogni, solo pensieri fissi, stanchi.
E poi c’era anche la vergogna. Quella di non riuscire a guarire. Quella di non poter pagare per farlo.
Quando ho scoperto il progetto La Terapia Sospesa, ho esitato. Pensavo: “Non merito aiuto gratis. Ci sarà qualcun altro più grave, più degno.”
Ma poi ho accettato. E qualcuno, da qualche parte, ha pagato per me.
Non mi ha chiesto nulla, non mi conosce. Eppure mi ha dato qualcosa che non ha prezzo: il tempo per riprendermi la vita.
Sto ancora imparando a volermi bene, a mangiare senza paura, a guardarmi con meno giudizio.
Ma se oggi ho di nuovo dei sogni, è anche grazie a quella terapia offerta.
A te, che hai donato senza sapere a chi: non sei solo parte della mia guarigione. Sei parte della mia storia.
Grazie, davvero.
— S.






