Vorrei partire dalla fine di questa storia anziché dall’inizio. Mi chiamo Maurizio, per mia fortuna, nei primi cinquantotto anni di vita non ho incontrato grandi ostacoli; la prima grave difficoltà è stata proprio la malattia di mia figlia Roberta, che mi ha obbligato a cambiare
AMATI
L’infanzia è stato il periodo più bello della mia vita. Sono cresciuta in mezzo alla natura, tra i campi e un sacco d’amore. Mio padre ha un’azienda e mia madre lavora con lui, dopo la scuola fino ai dodici anni andavo da una cugina, era
200 CHILI PER ESISTERE
Sin da piccolo sono stato un bambino sovrappeso, che col tempo è diventato obeso. Nel 2011 ho superato i duecento chili e mi sono rivolto al San Raffaele dove mi è stato detto che l’unica valida soluzione sarebbe stato un intervento di chirurgia bariatrica. Mi
Restauratrice di Anime
Ho una formazione artistica e ho convogliato la mia arte e la mia voglia di usarla come aiuto formandomi come arteterapeuta. Lavoro a Villa Miralago da quando ha aperto e ho creato quello spazio dedicato, ad uso esclusivo, che noi chiamiamo atelier; luogo raccolto ed
Sara
Adesso che sto a Villa Miralago da ormai due anni e mezzo mi sento distaccata dalla realtà ed hopaura del mondo esterno. So che prima o poi dovrò tornare, e ne sono spaventata, perché nonsono stata capace di coltivare i rapporti con gli amici e
Il linguaggio del rifiuto e del niente
“No, non voglio mangiare”. “No, non voglio ingrassare.” “No, non voglio amare.” “No, non voglio crescere.” “No, non mi voglio curare.” “No, non ho fame.” “No, non mi piaccio.” “No, non voglio pensare.” “No, non ho alcun bisogno.” “No, non ho nulla da dire.” Il
VORREI MOSTRARE LA MIA ANIMA
I miei problemi con il corpo e il cibo risalgono all’epoca delle elementari, già in quegli anni ho avuto a che fare con le prime diete e i primi medici, che non hanno fatto altro che convincermi che il mio corpo era qualcosa di sbagliato
LA SOLITUDINE DI MONIA
Tutto è cominciato tre anni fa, Giada era ormai cresciuta e non mi permetteva di vederla senza vestiti.Io sono Monia, sua madre, avendo notato che era dimagrita, con la scusa di controllare la suaschiena che in passato aveva avuto qualche problema, sono entrata in bagno
LARA
“La mia vacca svizzera”, così mi ha chiamata un giorno il ragazzo a cui mi ero aggrappata, laceratadal dolore per la perdita di mia nonna, nel 2010. Da quel giorno anche il suo fratellino mi ha chiamatain questo modo. In realtà tutta la sua famiglia
GIANMARIA
Sono Gianmaria, non mi è facile raccontare di me. La mia malattia mi accompagna ormai da più divent’anni e per me è stato difficile accettare che quello che consideravo il mio modo di essere fossein realtà un disturbo serio.Sono andato via di casa all’inizio dell’Università,






